Una coerente evoluzione, ed un'altrettanto maturata consapevolezza, hanno essenzializzato la pittura di Mattiello:
i suoi labirinti tragici, e a festa, trovano i passi in fuga della sagoma umana, il suo vagare al vano,
ora che ha il medesimo spessore della pubblicità pubblicizzata: il pupazzo, senza sogni e senza innocenza che,
se vuole esistere, deve produrre solo per consumare. Intorno c'è un guazzabuglio di cose, c'è il degradato verniciato,
ci sono le facciate; manca la corporeità degli uomini, è vietata la scelta comportamentale, sono traditi gli istinti.

Le sagome burattine di Andrea Mattiello danzano sul deserto di scacchiere sulle quali potenti burattinai
guidano i fili tesi che li fanno agire. Ignoti i burattinai, forti gli interrogativi; forse le stesse tessere di un puzzle,
chissà dove e quando pensato, si sono perdute e gli uomini che hanno in testa il denaro,
che hanno le sembianze dei protagonisti celebrati sulla carta moneta,
avranno la medesima sorte della valuta in tempi di svalutazione.


andrea mattiello
poggio alla guardia 31
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